Ultima canzone dell’ultimo album di Fabrizio De André, Smisurata Preghiera è il sunto dell’album stesso, ma più ampiamente del pensiero del cantautore. Un testamento che ci ha lasciato prima della sua precoce dipartita.
Con un canto tagliente, una musica ritmica e poco melodica, la canzone appare più come un’invocazione, gridata dall’artista ad un’entità superiore.
Ispirandosi ai testi di Alvaro Mutis, De André racconta in modo drammaticamente perfetto la solitudine di chi per scelta decide di opporsi all’indifferenza della “maggioranza”, ribellandosi “alle leggi del branco”. In un mondo dominato da guerre ed ingiustizie, dove i più numerosi si sentono nel diritto di imporre le proprie regole, De André si pone come faro che illumina gli ultimi, che “tra il vomito dei respinti” e con il loro “marchio speciale di speciale disperazione” disobbediscono, ma restano liberi.
Una tragica preghiera, che trova infine conforto nell’invocazione ad un Dio, affinché questo possa, quasi per sbaglio o come fosse un’anomalia, aiutare i servi disobbedienti, affinché la loro solitudine e la loro ribellione possano “consegnare alla morte una goccia di splendore”.
In questo testo a parlare è un De André maturo, con un pensiero ormai formato e ben delineato. Un’ideologia già presente a tratti in molte altre sue opere, che trova però in Smisurata Preghiera la sua più netta dichiarazione.
Ecco come Faber parlò di questo testo:
Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi... dire
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pitstory_podcast Ultima canzone dell’ultimo album di Fabrizio De André, Smisurata Preghiera è il sunto dell’album stesso, ma più ampiamente del pensiero del cantautore. Un testamento che ci ha lasciato prima della sua precoce dipartita. Con un canto tagliente, una musica ritmica e poco melodica, la canzone appare più come un’invocazione, gridata dall’artista ad un’entità superiore. Ispirandosi ai testi di Alvaro Mutis, De André racconta in modo drammaticamente perfetto la solitudine di chi per scelta decide di opporsi all’indifferenza della “maggioranza”, ribellandosi “alle leggi del branco”. In un mondo dominato da guerre ed ingiustizie, dove i più numerosi si sentono nel diritto di imporre le proprie regole, De André si pone come faro che illumina gli ultimi, che “tra il vomito dei respinti” e con il loro “marchio speciale di speciale disperazione” disobbediscono, ma restano liberi. Una tragica preghiera, che trova infine conforto nell’invocazione ad un Dio, affinché questo possa, quasi per sbaglio o come fosse un’anomalia, aiutare i servi disobbedienti, affinché la loro solitudine e la loro ribellione possano “consegnare alla morte una goccia di splendore”. In questo testo a parlare è un De André maturo, con un pensiero ormai formato e ben delineato. Un’ideologia già presente a tratti in molte altre sue opere, che trova però in Smisurata Preghiera la sua più netta dichiarazione. Ecco come Faber parlò di questo testo: Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi... dire "Siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni..." e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze. La preghiera, l'invocazione, si chiama "smisurata" proprio perché fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso. Smisurata Preghiera è quindi un inno alla disobbedienza, alla ribellione contro le ingiustizie. Una canzone potente, profonda, drammatica, anarchica. Insomma, una canzone che rispecchia appieno l’essere Fabrizio De Andrè @anonimo.recensore_film #PitStory #IlMioFaber #deandrè #fabriziodeandrè #musica #music
Posted  9 days ago